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Vitamina C e influenza: bugie e verità

Vitamina C e influenza: bugie e verità

18 febbraio 2025

L’influenza è uno dei disturbi stagionali più diffusi e fastidiosi, capace di mettere ko milioni di persone ogni anno. Da decenni, la vitamina C è considerata un rimedio naturale per prevenire e combattere i sintomi influenzali, tanto da diventare un vero e proprio mito della salute. Ma cosa c’è di vero? È davvero un’arma infallibile contro il raffreddore e l’influenza, o si tratta solo di un falso mito alimentato da credenze popolari e strategie di marketing? Per rispondere a questa domanda, è fondamentale analizzare cosa dice la scienza, distinguendo le verità dalle esagerazioni.

L’idea che la vitamina C possa prevenire o curare l’influenza è profondamente radicata nell’immaginario collettivo: molti credono che basti assumere elevate dosi di questa vitamina per proteggersi dai virus, ridurre la durata dei sintomi e sentirsi subito meglio. Questo concetto ha preso piede soprattutto grazie al lavoro del celebre chimico Linus Pauling, vincitore di due premi Nobel, che negli anni ‘70 promosse l’uso della vitamina C ad alte dosi come metodo efficace per prevenire il raffreddore e l’influenza. Tuttavia, negli anni successivi, numerosi studi scientifici hanno cercato di verificare queste affermazioni, con risultati spesso contrastanti.

La verità è che la vitamina C svolge un ruolo importante per il sistema immunitario, ma non è una barriera impenetrabile contro virus e batteri. Il nostro organismo ha bisogno di questa vitamina per produrre collagene, favorire l’assorbimento del ferro e proteggere le cellule dai danni ossidativi e contribuisce al corretto funzionamento dei globuli bianchi, fondamentali per la difesa immunitaria. Tuttavia, questo non significa che un consumo eccessivo di vitamina C possa prevenire completamente l’influenza o ridurne drasticamente la durata.

Gli studi condotti su larga scala hanno dimostrato che l’assunzione regolare di vitamina C non riduce significativamente il rischio di ammalarsi, ma in alcune categorie di persone, come atleti o individui sottoposti a stress fisico intenso, può offrire una certa protezione, diminuendo leggermente l’incidenza del raffreddore. Inoltre, se assunta con costanza nel tempo, può contribuire a ridurre la durata dei sintomi, ma l’effetto è marginale e non garantisce una guarigione immediata.

Un altro mito da sfatare riguarda il dosaggio. Molti pensano che assumere mega dosi di vitamina C possa dare benefici straordinari, ma la realtà è ben diversa. Il nostro organismo ha un limite nella capacità di assorbire questa vitamina, e il surplus viene eliminato attraverso le urine. Superare le dosi giornaliere consigliate (circa 90 mg per gli uomini e 75 mg per le donne) non porta alcun vantaggio aggiuntivo e, anzi, può causare effetti collaterali come disturbi gastrointestinali e calcoli renali.

D’altra parte, è vero che una carenza di vitamina C può rendere il sistema immunitario più vulnerabile alle infezioni e per questo motivo, è importante garantirne un apporto sufficiente attraverso l’alimentazione. Agrumi, kiwi, peperoni, fragole, spinaci e broccoli sono alcune delle migliori fonti naturali di vitamina C, facilmente integrabili nella dieta quotidiana.

Un altro errore comune è pensare che gli integratori di vitamina C siano sempre la soluzione migliore. Se da un lato possono essere utili in caso di carenze o aumentato fabbisogno, dall’altro non sostituiscono un’alimentazione sana.

La vitamina C è senza dubbio un nutriente essenziale per la salute, ma non è una cura miracolosa contro l’influenza. Assumerla nelle giuste quantità aiuta a sostenere il sistema immunitario, ma non previene né cura completamente il raffreddore o le infezioni virali: la chiave per mantenersi in salute durante la stagione influenzale resta un mix equilibrato di alimentazione sana, igiene, riposo e, quando necessario, vaccinazione.

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